Sinodo e Codice, un dialogo tra sordi?
Il dialogo tra persone sorde in genere è ricco di suoni che accompagnano il gesticolare della lingua dei segni. Se però una di esse distoglie l’attenzione a quel che “dicono” le mani dell’altro, cioè si volta o si distrae, allora la comunicazione s’interrompe, il flusso dei contenuti si perde integralmente. Quando invece si ha la possibilità di ascoltare una conversazione, ci si può permettere il lusso di guardare altrove e fare dell’altro, come quando ascoltiamo una conferenza radiotrasmessa, perché non abbiamo bisogno di vedere e interpretare i gesti di chi parla, il nostro apparato uditivo lo fa in piena autonomia. Questo però non ci permettere di cogliere i segni non verbali della comunicazione, che spesso sono importanti quanto quelli verbali per comprendere il senso integrale del comunicato. A cosa sto alludendo? Alla difficoltà della Commissione canonistica del Sinodo di accogliere suggestioni esterne e alla conseguente limitatezza dei contenuti affrontati nel suo rapp...