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I preti scompaiono, i vescovi no: i conti non tornano

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Il clamoroso calo di vocazioni al presbiterato nelle chiese di antica tradizione cattolica, come quelle europee, è un dato di fatto ormai assodato ed evidente. Non cala tuttavia il numero dei vescovi, com’è possibile? I conti non tornano. È come se un’azienda vedesse calare drasticamente il numero del personale, ma non quello dei dirigenti: qualcosa non quadra. In effetti i vescovi, non solo non diminuiscono, ma si affannano ad arginare l’emorragia del clero importandolo dalle chiese del sud del mondo, dove ancora abbonda. Li chiamano “fidei donum”, dal nome dell’enciclica di Pio XII, che nel 1957 invitava le chiese del nord del mondo, che abbondavano di clero, a “donare” preti e laici alle chiese sorelle del sud del mondo (specialmente in Africa e America Latina), che non ne avevano ancora a sufficienza.   Avete detto «fidei donum» ?   Così però il senso dell’enciclica viene stravolto: se da una parte è vero che il dono non è un atto a senso unico: come lo si offre, ...

Ma chi l’ha detto che i pastori devono comandare?

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  In Mongolia, terra di steppe e di armenti, si dice che il compito del pastore sia quello di pensare. Il pascolo, il bestiame, il pastore e il suo cane costituiscono un sistema unico, perfezionato nel corso dei secoli. Il pastore osserva la distesa erbosa e valuta come spostare al meglio il gregge. Uno sguardo al paesaggio rivela una grande varietà di vegetazione; di conseguenza, per nutrire e far crescere il bestiame, egli deve saperlo muovere in modo strategico. Per preservare la diversità della flora, le mandrie devono essere in costante movimento: devono pascolare senza eccedere, mantenendo vivo l'ecosistema con il calpestio e gli escrementi. È a queste condizioni che il sistema sopravvive e perdura.   I limiti della “cristiana obbedienza”   L'autorità del pastore non sta nel comandare, ma nell'elaborare una strategia e guidare la mandria lungo un percorso efficace, con l'ausilio dei suoi cani. Ci saranno sempre animali che non gradiscono la rotta scelt...

Dicono che ci sarà un grande simposio sinodale a…

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  Pare che il Centro di formazione Schloss Puchberg di Wels (nei pressi di Linz, in Austria) diventerà dal 14 al 17 settembre il fulcro del dibattito europeo sulla sinodalità. La notizia sembra importante, ma è passata in sordina, quasi non la si volesse divulgare troppo. L’agenzia ufficiale vaticana la propone esclusivamente nella pagina in lingua tedesca con un titolo che non osa oltrepassare i confini regionali: “Austria: annunciato un grande simposio sulla sinodalità” [1] . Occorre tradurre il testo che segue per scoprire che al simposio “sono coinvolte tutte le conferenze episcopali europee con l'obiettivo di elaborare una tabella di marcia concreta per gli anni a venire” e che l’evento porta un titolo tutt’altro che regionale: “Dare forma alla sinodalità in Europa: dalla visione alla tabella di marcia”. Si scopre così che l’appuntamento non è celebrativo, ma programmatico. Più che un lancio, uno slancio   La curiosità del giornalista mi spinge a interrogarmi sui detta...

La tunica inconsutile, tra Corinto e Babilonia

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  «Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità» scriveva papa Leone alla fraternità sacerdotale San Pio X alla vigilia dell’ordinazione di quattro nuovi vescovi, il primo luglio scorso, senza mandato pontificio e in pieno disaccordo con Roma, proprio su quella Tradizione a cui i lefebvriani sembrano tenere così tanto, ma solo fino al concilio Vaticano II. Ma che significa “lacerare la tunica inconsutile”, a cosa si riferisce e cosa comporta? Immagino che l ’ aggettivo “ inconsutile” non faccia parte del vostro vocabolario quotidiano come non lo fa del mio, credo quindi utile soffermarmi sul significato di questa espressione e sul motivo che ha spinto il papa a utilizzarla.   Una tunica tutta di un pezzo   L’immagine della tunica tessuta tutta d’un pezzo (questo significa “inconsutile”: priva di cuciture) è usata dal quarto vangelo in riferimento all’indumento portato da Gesù al momento della crocifissione, qua...

Una proposta globale per una società più giusta

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    “Una società giusta è quella che permette l’accesso di tutti i cittadini e le cittadine a un insieme di beni fondamentali, come l’educazione, la salute, l’alimentazione, l’alloggio, la cultura, ma anche un pianeta abitabile e una partecipazione più estesa possibile alla vita democratica, economica, culturale, e sociale. Una società giusta non esige in alcun caso una uniformità o un’uguaglianza assoluta” è quanto afferma l’economista francese Thomas Piketty in una lunga intervista sul 1Hebdo del 3 giugno scorso (n. 596). Con un collettivo internazionale di economisti e ricercatori ha elaborato e pubblicato un ambizioso Global Justice Project [1] , che propone in modo dettagliato di delineare una nuova visione per il progresso globale nel XXI secolo: fondare lo sviluppo umano e l'uguaglianza sull'abitabilità del pianeta. Il progetto esplora le condizioni in cui il mondo potrebbe muoversi verso questo obiettivo e traccia un percorso di transizione economicamente ed ecolog...