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Donne in Chiesa (III): una questione di potere

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  Sulla delicata questione del potere attribuito alle donne, il rapporto finale del quinto gruppo di studio del Sinodo raccomanda  che “la teologia e il diritto canonico si incarichino di esplorare nuove forme di esercizio dell’autorità fondate sul sacramento del battesimo e distinte da quelle derivanti dall’ordine sacro, in modo che si possano trovare forme canoniche adeguate per rendere effettiva la partecipazione delle donne in ruoli di guida nella Chiesa” (n. 29, parte II). Perché cercare “nuove forme” invece di modificare quelle già esistenti?   Nuove forme di esercizio dell’autorità   In linea di principio il suggerimento è valido, ma sembra ignorare il diritto canonico, o addirittura eludere il già citato can. 129. La formulazione di quest’ultimo è chiara: “Al potere di governo che nella Chiesa è veramente di istituzione divina e si chiama anche potere di giurisdizione, spettano coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro” (§1). Ne consegue che i due...

Donne in Chiesa (II): ancora molta strada

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   La seconda parte del rapporto, dopo il doveroso ringraziamento a tutte le donne, si concentra su tre questioni di fondo: la natura relazionale dell’essere umano, il potere di governo ( potestas ) e i ministeri. Già nelle prime battute il documento ammette un certo disagio nel mondo femminile, perché “pur essendosi compiuti molti passi avanti, purtroppo e senza alcun timore si deve riconoscere che molta strada rimane ancora da percorrere” (n. 3, parte II).   Ancora molta strada, ma verso dove?   Ci sembra un passaggio importante, ma non sufficiente per liberare il terreno da equivoci e mettere le basi per una riflessione costruttiva: quali passi avanti sono stati compiuti? Rispetto a cosa? E qual è la strada da percorrere, ma soprattutto verso quale direzione muoversi? Accennare a temi quali l’accesso al sacramento dell’ordine, l’istituzione di nuovi ministeri e l’opportunità di tenere l’omelia o di gestire comunità ecclesiali, non è sufficient...

Donne in Chiesa: resta intatto il “soffitto di cristallo”

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    “ La partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa” è il titolo del quinto Gruppo di studio del Sinodo dei vescovi, che il 10 marzo scorso ha pubblicato il suo rapporto finale. Quanto alla partecipazione non ci sono dubbi: è ampia, forte e necessaria. Sulla guida invece le incertezze rimangono: la famosa espressione coniata alla fine degli anni Settanta sulle donne in carriera che, raggiunti certi livelli di direzione, non riescono a sfondare il soffitto di cristallo per accedere ai vertici dell’azienda, è ancora valida nella Chiesa cattolica. Il fatto è che in ambito ecclesiale alle donne non è concesso  neppure  di raggiungere “certi livelli” di responsabilità (salvo eccezioni): la guida rimane loro preclusa. D’altra parte, alla guida della Chiesa, neppure gli uomini laici o i religiosi non ordinati possono accedere, come sancisce il canone 129 (su cui mi sono già soffermato nel primo articolo di questo blog). Ma allora perché un gruppo di ...

Rivedere la formazione dei preti: un'utopia sinodale

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   Il 3 marzo scorso uno dei dieci Gruppi di studio del Sinodo ha pubblicato il proprio Rapporto finale. Si tratta del Gruppo n. 4, dedicato alla revisione della “ ratio fundamentalis institutions sacerdotalis ” in prospettiva sinodale missionaria.   Il testo integrale di questo articolo è disponibile sul sito dei Viandanti ( www.viandanti.org ).  Qui solo uno stralcio.     La “ratio” è un documento della congregazione per il clero (curia vaticana) che raccoglie i criteri fondamentali che guidano la formazione del clero nella chiesa cattolica. Il rapporto non poteva non attirare la mia attenzione e l’ho trovato piuttosto utopico. Diviso in due parti, una teologico-pastorale e l’altra operativa, con un’appendice, che raccoglie esempi concreti delle linee guide esposte nella seconda parte, e un corollario, che suggerisce un itinerario di realizzazione e monitoraggio delle proposte contenute nel rapporto. Dove sta l’aspetto utopico? In due...

Far diventare la comunità un vero soggetto giuridico

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    Il giorno in cui il codice riconoscesse alla comunità parrocchiale una vera soggettività giuridica farei proprio festa. In effetti, dopo aver dichiarato che la parrocchia è “una determinata comunità di fedeli” (can. 515), il codice dice, nello stesso canone, che quest’ultima “gode di personalità giuridica”, ma non dice cosa sia una “comunità”. Dopo averla annunciata, come chiave interpretativa della parrocchia, sembra costretto ad affermare al can. 518: " Di norma, la parrocchia sarà territoriale, cioè comprenderà tutti i fedeli di un dato territorio ". Così scompare la neonata comunità, per lasciare al centro dell’attenzione il concetto tradizionale di territorio, o porzione territoriale, come la definiva il codice precedente (quello del 1917) al can. 216. Se allora l’accento era posto sulla circoscrizione, dunque sul carattere giuridico-amministrativo dell’istituzione ecclesiastica, l’edizione successiva del codice non cambia affatto rotta, ma semplice...

Permettere a tutti l'accesso al sacramento dell’ordine

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  Sarebbe forse una scelta troppo innovativa, troppo azzardata, eppure non avrebbe proprio niente di strano. Attualmente il canone 1024 recita:  "Solo un uomo battezzato può ricevere validamente la sacra ordinazione" . Questa dichiarazione   è diventata il paradigma non tanto della fedeltà alle origini della Chiesa, quanto della pesantezza anacronistica del patrimonio istituzionale, un vero ostacolo alla sinodalità effettiva del popolo di Dio, costituito da tutti membri di pari dignità (cf. LG 32).     Una struttura elitaria maschilista   Faccio proprio fatica a usare tutte le espressioni che terminano per “ista”, da maschilista a femminista, da populista a qualunquista: se qualcuna è proprio necessaria, come elettricista o piastrellista, qualcun’altra è davvero insopportabile, come fascista o nazista, perché evoca eventi storici di inaudita violenza. D’altra parte, dare oggi del fascista a un vigile a Roma (per fare un esempio) è ben diverso che dirlo a un...