Ma chi l’ha detto che i pastori devono comandare?
In Mongolia, terra di steppe e di armenti, si dice che il compito del pastore sia quello di pensare. Il pascolo, il bestiame, il pastore e il suo cane costituiscono un sistema unico, perfezionato nel corso dei secoli. Il pastore osserva la distesa erbosa e valuta come spostare al meglio il gregge. Uno sguardo al paesaggio rivela una grande varietà di vegetazione; di conseguenza, per nutrire e far crescere il bestiame, egli deve saperlo muovere in modo strategico. Per preservare la diversità della flora, le mandrie devono essere in costante movimento: devono pascolare senza eccedere, mantenendo vivo l'ecosistema con il calpestio e gli escrementi. È a queste condizioni che il sistema sopravvive e perdura. I limiti della “cristiana obbedienza” L'autorità del pastore non sta nel comandare, ma nell'elaborare una strategia e guidare la mandria lungo un percorso efficace, con l'ausilio dei suoi cani. Ci saranno sempre animali che non gradiscono la rotta scelt...