Dicono che ci sarà un grande simposio sinodale a…
Pare che il Centro di formazione Schloss Puchberg di Wels (nei pressi di Linz, in Austria) diventerà dal 14 al 17 settembre il fulcro del dibattito europeo sulla sinodalità. La notizia sembra importante, ma è passata in sordina, quasi non la si volesse divulgare troppo. L’agenzia ufficiale vaticana la propone esclusivamente nella pagina in lingua tedesca con un titolo che non osa oltrepassare i confini regionali: “Austria: annunciato un grande simposio sulla sinodalità”[1]. Occorre tradurre il testo che segue per scoprire che al simposio “sono coinvolte tutte le conferenze episcopali europee con l'obiettivo di elaborare una tabella di marcia concreta per gli anni a venire” e che l’evento porta un titolo tutt’altro che regionale: “Dare forma alla sinodalità in Europa: dalla visione alla tabella di marcia”. Si scopre così che l’appuntamento non è celebrativo, ma programmatico.
Più che un lancio, uno slancio
La curiosità del giornalista mi spinge a interrogarmi sui dettagli dell’evento e sulla scarsità delle informazioni in rete che lo riguardano: più che un evento pubblico, sembra una confabula carbonara. Attualmente i siti che ne danno notizia si possono contare sulle dita di una mano e, per di più, quelli che lo fanno, non ne offrono che scarsi e confusi dettagli. Il testo sopra citato di VaticanNews è stato pubblicato lo scorso 18 marzo. Il sito del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) ne fa un laconico cenno inserendo la notizia tra gli eventi previsti e offrendone un titolo enigmatico: “Conferenza sulla sinodalità: ‘Plasmare il futuro della sinodalità in Europa’”, senza chiarire né chi tiene questa conferenza, né chi la organizza e neppure dove si svolge esattamente, indicando come luogo dell’evento: “Linz (Austria)”.
Occorre frugare a fondo nella rete per scoprire che la notizia si trovava già dal 31 dicembre scorso sul sito della diocesi di Linz, annunciata come “Conferenza europea sulla sinodalità in Alta Austria nel 2026”[2]. Solo tre mesi dopo questo primo lancio, il sito della chiesa cattolica austriaca segnalava con più precisione: “La Chiesa d'Europa cerca a Wels un percorso sinodale comune. Simposio di quattro giorni nell'Alta Austria come pietra miliare per l'Assemblea sinodale della Chiesa universale 2028”[3]. Il taglio è ben diverso e sottolinea che l’incontro avrà un’importanza capitale nel percorso che ci separa dall’assemblea del 2028. Sorge spontanea la domanda: ma se è così importante, perché nessuno ne parla al di fuori dell’Austria? Traducendo il pezzo si scoprono due nomi significativi tra gli organizzatori dell’evento: il primo è quello di Klara-Antonia Csiszar, esperta sinodale e membro della “Task Force” europea (su cui torneremo), l’altro riferimento è quello dell’Università cattolica di Linz.
Lo zampino dei ricercatori universitari
Approfondendo le ricerche, scovo un altro sito che ne dà notizia: quello della chiesa svizzera sulla sinodalità che, una settimana dopo l’annuncio della chiesa austriaca, propone (anche in lingua italiana) una scheda chiara e sintetica sull’evento: “Il simposio è organizzato dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Sinodalità dell’Università Cattolica Privata di Linz e dalla Task Force europea della Conferenza dei Vescovi d’Europa (CCEE)” [4]. Il testo spiega che l’evento è patrocinato dal CCEE, che ogni conferenza episcopale è invitata ad inviare quattro delegati e che “il simposio segna un passo importante verso l’Assemblea ecclesiale europea della primavera del 2028”. L’annuncio include, in tutta trasparenza, caso unico in Europa, i nomi dei quattro componenti della delegazione svizzera, insieme a quello dell’esperta che fa parte della task force sinodale, promotrice dell’iniziativa, Helena Jeppesen-Spuhler. Il link al sito dell’università cattolica di Linz ci permette poi di identificare altri nomi dietro alle aride sigle e scopriamo che nel gruppo di ricercatori ci sono personalità di spicco, quali Thomas Halik, Christoph Theobald, Paul Michael Zulehner, oltre alla già citata Klara Csiszar. Insieme a quest’ultima, Theobald e l’esperta svizzera costituiscono da soli la metà della task force sinodale[5].
Mi domando perciò: se mezza task force della CCEE è direttamente coinvolta nell’organizzazione di questo simposio, perché solo la conferenza episcopale austriaca e quella svizzera ne hanno proposto per tempo lo svolgimento, annunciando anche i nomi delle proprie esperte e addirittura, quella svizzera, dei suoi delegati? Perché le altre 37 conferenze episcopali non solo non hanno dato notizia del simposio, ma non hanno neppure offerto la possibilità di partecipare a quest’iniziativa, dato che i margini per iscriversi sono stati molto stretti (il solo mese di aprile)?[6]. Mi risulta peraltro che 32 delle 39 conferenze episcopali hanno iscritto al simposio i loro delegati; dunque, almeno i loro presidenti e i consigli permanenti sembrano concordi nel sostenerlo. Restano però alcuni dubbi: forse i nomi dei delegati si scopriranno con la pubblicazione degli atti del simposio o forse no. Perché questa mancanza di trasparenza? E perché il sito stesso della CCEE non spiega con chiarezza di cosa si tratta? Si aggiunga poi che, dei tre esperti della task force coinvolti nell’organizzazione del simposio, solo la Csiszar e la Jeppesen-Spuhler sono menzionate nei siti delle rispettive conferenze episcopali, mentre il nome di Christoph Theobald non risulta affatto nel sito di quella francese, che peraltro non offre alcuna indicazione sul simposio stesso.
Una task force per una missione impossibile?
Francamente il titolo di “task force” non mi entusiasma, perché evoca operazioni militari degne del Mossad o della CIA, insomma il peggio del peggio, visto che il KGB non esiste più. Però devo ammettere che ci vuole del coraggio a dare un titolo come quello a un gruppo di esperti universitari chiamati ad intervenire sul percorso sinodale, quando i loro stessi mandanti sembrano riluttanti nel riconoscere il loro ruolo. Una “task force” in genere ha per obiettivo di risolvere rapidamente e con efficacia dei problemi complessi e urgenti e viene sciolta al termine del periodo stabilito per eseguire la missione a lei affidata. In questo caso però, l’obiettivo di quella sinodale non è “esterno” ai propri committenti (le 39 conferenze episcopali), ma è rivolto al loro interno: come può una task force “elaborare una tabella di marcia concreta per gli anni a venire” delle stesse realtà ecclesiali che l’hanno costituita, se queste ultime non sono pienamente convinte del percorso da compiere e del ruolo affidato alla task force?
Insomma, qui non si tratta, per fare un esempio degno di un film, di andare a liberare un vescovo incarcerato in un paese canaglia, ma di avviare dei processi di modifica delle diverse realtà ecclesiali, cioè di fare auto-critica e cambiare sé stessi. Il margine di manovra della task force è quanto mai limitato, perché non potrà intervenire in maniera efficace e risolutiva sul vissuto dei suoi stessi responsabili, ma dovrà limitarsi a offrire loro delle indicazioni operative. In definitiva, se le conferenze episcopali non vorranno tener conto delle loro suggestioni, come non hanno dato risalto all’iniziativa del grande simposio di Linz (pur inviando i loro delegati), allora non resta che concludere che quel che spetta alla nostra task force è una missione impossibile.
Facciamo perciò i migliori auguri di buon lavoro ai sei esperti, nella speranza di poter conoscere almeno le conclusioni dei lavori di Linz, dove si deciderà la tabella di marcia della chiesa sinodale europea dei prossimi anni… dicono!
[1] https://www.vaticannews.va/de/kirche/news/2026-03/oesterreich-synode-symposium-universitaet-linz-einladung.html
[2] https://www.kirchenzeitung.at/site/kirche/kircheooe/europaeische-synodalitaetskonferenz-2026-in-oberoesterreich?utm_source=chatgpt.com&&&ts=1784445522483
[3] https://www.katholisch.at/aktuelles/157369/europas-kirche-sucht-in-wels-gemeinsamen-synodalen-weg?utm_source=chatgpt.com&ts=1784445792117
[4] https://synodal.ch/it/2026/03/27/symposium-synodalitaet-in-europa-gestalten-im-september-in-oesterreich/
[5] Gli altri tre membri sono l’italiana Giuseppina De Simone, la tedesca Sr. Anna Mirijam Kaschner, e il diacono belga Geert De Cubber. La Task Forse è coordinata dal cardinale Ladislav Német, vicepresidente della CCEE.
[6] https://ku-linz.at/fileadmin/user_upload/FB_Theologie/Pastoraltheologie/News/Invitoitaliano.pdf

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